Smart manufacturing e industria tessile: tra qualità e innovazione

da | Ott 8, 2021

Smart manufacturing e industra tessile in Italia: come l’artificial intelligence tutela la qualità del made in Italy con tracciabilità e certificazioni.

Il Made in Italy incontra l’Artificial Intelligence.

Il mondo della moda è di solito associato a nomi di grandi brand. Ma questi grandi marchi sono il risultato di un sistema complicato, molto spesso sconosciuto al consumatore finale, che permette la realizzazione dei prodotti finiti.

La filiera della moda è un sistema verticale che comincia dalla produzione di materia prime – le fibre – fino alla produzione e alla distribuzione a valle. Le aziende che non sono coinvolte direttamente nel ciclo di produzione ma che supportano il sistema, sono considerate parte integrante della filiera della moda. In questa categoria vengono incluse aziende che producono macchinari ma anche aziende che offrono servizi editorali, fiere, pubblicità e agenzie.

L’industria tessile rappresenta la parte a monte della filiera della moda e include diverse aziende che sono conivolte direttamente nella produzione del tessuto – dalla creazione di fibre allo spinning, alla filatura, alla tintura, al finissaggio e alla stampa – indipendentemente dal tipo di fibra che viene prodotta – naturale o artificiale.

Le fibre naturali possono essere ulteriormente divise in due sottogruppi: fibre animali – lana, mohair, alpaca, cashmere e seta – e fibre realizzate dall’uomo – artificiali e sintetiche. Mentre le fibre artificiali sono fibre naturali trattate chimicamente ma con proprietà simili a quelle naturali, le fibre sintetiche sono il risultato di polimeri ottenuti con trattamenti chimici.

Negli ultimi 20 anni l’utilizzo di fibre sintetiche è aumentato molto, rappresentando il 90% della produzione di fibre realizzate dall’uomo. Ciò è dovuto al fatto che con questo tipo di fibre si possono realizzare tessuti in base al proprio desiderio – lucidi, opachi, con una mano dura o più delicata – con un costo inferiore a quello necessario per le fibre naturali.

Il distretto di como

In Italia ci sono tre distretti in cui vengono i tessuti vengono realizzati: Biella, Prato e Como. Il distretto di Como, prima dello scoppio della pandemia, era composto da 1200 aziende, principalmente specializzate nella tessitura e nel finissaggio. ’industria tessile nella provincia di Como rappresenta il 20% del settore manifatturiero della provincia. Questa percentuale risulta essere molto più importate nei distretti di Prato e Biella, rispettivamente il 70% e il 66%.
Il grande numero di aziende nel distretto dimostra come esso sia frammentato. È composto da PMI: questo è dimostrato dal fatto che ci sono solo 7 imprese con più 200 dipendenti e 20 con più di 100, una percentuale molto bassa rispetto al totale delle aziende.
Nei primi 10 anni del 2000 il distretto di Como ha attraverso grandi cambiamenti.
All’inizio del XXI secolo, infatti, l’importanza dei trend e della moda prende il sopravvento, mettendo in secondo piano la qualità, elemento distintivo del distretto comasco. La tecnologia è stato sicuramente un altro elemento di cambiamento, in particolare la tecnologia legata alla stampa inkjet. Questo tipo di stampa permette di essere molto più flessibili e ridurre i costi riducendo però la qualità.
Tra il 2007 ed il 2009, a causa della crisi, molte PMI sono state costrette a cessare la loro attività o a fondersi con altre aziende a causa di difficoltà economiche, mentre quelle che sono stato in grado di sopravvivere e superare questo momento hanno dovuto ristrutturarsi e riorganizzarsi.
Questa crisi ha quindi portato alla riduzione delle imprese con meno di 100 dipendenti. Al contrario le medie imprese sono riuscite ad ottenere una certa stabilità. Allo stesso tempo le esportazioni hanno assunto un ruolo sempre più importante ma anche le certificazioni e la tracciabilità dei prodotti.

I business model del distretto di Como 

Questo distretto è conosciuto a livello mondiale per la produzione seta, la cui produzione è cominciata nel territorio italiano nel XV secolo. La materia prima della seta viene totalmente importata dalla Cina che nel produce 80% a livello mondiali e che fornisce il 90% della produzione italiana. Le aziende presenti all’interno del distretto sono divise in tre tipologie di business model: aziende verticalmente integrate, tessiture e converter. Le prime hanno internalizzato quasi tutti i processi della filiera. Sono aziende con grandi archivi. Questi sono da un lato il risultato di una lunga tradizione e dall’altro il risultato di archivi comprati nel tempo. La creatività è la loro forza: queste aziende, infatti, alla stampa tradizionale affiancano la stampa realizzata a mano sul tessuto dai disegnatori, dando così la possibilità di personalizzare il prodotto richiesto. I converter, al contrario, tendono ad esternalizzare tutti i processi ad eccezione dello sviluppo prodotto. Questo permette loro di avere una struttura flessibile ed essere sempre al passo con i trend. La fase creativa è infatti il core business di questo tipo di aziende. Le tessiture sono una via di mezzo tra i due business model citati in precedenza, quindi meno integrati delle prime aziende, ma, a differenza dei converter tessono la materia prima direttamente loro in quanto posseggono telai. E questo è l’elemento di forza di questo tipo di aziende. L’offerta, meno ampia rispetto agli altri due tipi di aziende, è focalizzata maggiormente su tessuti a tinta unita.

Tracciabilità e certificazioni

Nell’industria della seta per proteggere il Made in Italy, la qualità e giustificare il prezzo più elevato a confronto con i prezzi dei tessuti “Made in Asia”, sono state create diverse certificazioni e sistemi di controllo di origine del prodotto. Infatti, con la crescita della competizione e l’aumento della produzione e diffusione di tessuti di bassa qualità, questa strategia ha permesso di differenziare i propri prodotti, fornendo un motivo al cliente per comprare tessuti più cari. All’interno del distretto le aziende hanno quindi adottato diversi tipi di brevetti. Quelli che caratterizzano il distretto principalmente sono il marchio Seri.co e GOTS (Global Organic Textile Standard). Il primo è stato creato da un gruppo di aziende italiane produttrici di seta del distretto. Può essere ottenuto solo se l’azienda ha gli uffici e la produzione in Italia e almeno due processi rilevanti della nobilitazione del tessuto vengono effettuati nel nostro paese. Il secondo invece garantisce ai tessuti con questo certificato l’utilizzo, per almeno il 70%, di fibre organiche. La sostenibilità e la tracciabilità sono diventate sempre più importanti, in particolar modo all’interno di una filiera in cui i clienti sono sempre più esigenti e più informati. Proprio per seguire il trend del verde e della sostenibilità, negli ultimi anni il distretto si è attivato per l’eliminazione di sostanze dannose nel processo di produzione e la creazione di sistemi che riducono l’impatto ambientale e lo spreco di materie prime. Per rendere tutti questi miglioramenti misurabili, il Centro Tessile Serico ha realizzato due schede tecniche, una sulla sostenibilità ambientale e una sulla responsabilità sociale. In questo modo sarà possibile misurare il consumo, la spreco di emissione, definendo così la situazione della filiera.

La concorrenza nel distretto

Il distretto di Como presenta alte barriere d’ingresso. Questo è dovuto ai grandi investimenti che sono necessari per iniziare un nuovo business e comprare i macchinari per la produzione. Per questo motivo il modo più facile per entrare nel mercato è acquisendo tessiture in fallimento o business di famiglia in cui non avviene il cambio generazionale. Un’altra soluzione è quella di entrare nel mercato come converter grazie alle ridotte spese iniziali. Il livello di competizione varia a seconda della fase della filiera considerata. Infatti, aziende coinvolte in differenti fasi della realizzazione del prodotto tendono a cooperare, creando così un microsistema all’interno della filiera. Un esempio è “Il filo d’oro”. La situazione è diversa se vengono prese in considerazione aziende il cui core business è la realizzazione del tessuto. La competizione è forte sia tra le sette grandi aziende del settore che tra grandi e piccole imprese. Queste ultime, avendo meno costi strutturali, potranno offrire un prodotto ad un prezzo inferiore. A differenza delle grandi aziende, le imprese di dimensione hanno un’offerta basata principalmente su tessuti a tinta unita, sentendo maggiormente la competizione da parte della Cina, abile nella produzione di grandi quantità di prodotto ad un prezzo limitato.

Ublique per il controllo qualità.

Per aumentare la competitività, soprattutto in un periodo come quello in cui stiamo vivendo, è bene puntare sulla qualità di un prodotto. Con Ublique questo è possibile, attraverso un processo per il controllo della qualità che permette di identificare i difetti dei capi di abbigliamento. Questa tecnologia fa ricorso a macchine a raggi X che, scansionando gli indumenti, ne riproducono l’immagine. Quest’ultima, che di solito è accompagnate da informazioni base inerenti al contenuto, è successivamente archiviata in un server speciale. L’algoritmo elabora le immagini e mette in evidenza ogni difetto riscontrato. Alla fine le immagini vengono inviate ad un operatore tramite app che attiva automaticamente il pre-processing e stila la valutazione finale relativa alla qualità dell’indumento.

Giada Fioravanti
Giada Fioravanti
Quando mi sono iscritta a FB ho usato questa citazione della Dolce Vita per descrivermi: «Sono troppo serio
 
per essere un dilettante, ma non abbastanza per diventare un professionista». Poi mi sono laureata, ho preso 

un dottorato, ho iniziato a lavorare nell’ambito della comunicazione e del marketing e ho capito che si poteva 

essere dei professionisti. L'importante era non prendersi troppo sul serio.

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